Sulle orme di Brancaleone

Un percorso a ritroso nella storia

In Calabria ti guido io!

Brancaleone Antico

Nel cuore di un borgo “fantasma”

ascoltando l’eco del tempo passato

di

Daniela Strippoli

Lo spettacolare panorama dal borgo antico di Brancaleone (RC)

                Lo spettacolare panorama
           dal borgo antico di Brancaleone (RC)
                  Foto © Daniela Strippoli

E’ difficile scrivere un itinerario di un luogo che entra nel cuore e vi rimane come se avesse da dire qualcosa che non sia facile decifrare.

Un itinerario affascinante  che permette di addentrarci, attraverso le pietre che ora lo caratterizzano, in quello che, un tempo, era un borgo vivo.

La prima tappa dell’itinerario è dunque Brancaleone antico.

Dopo il pranzo, in agriturismo, ci fermeremo a Brancaleone marina per fare la visita al centro recupero tartarughe marine e infine a Staiti (RC) per una visita alla chiesa di Santa Maria dei Tridetti.

Brancaleone in provincia di Reggio Calabria, apre le porte alla Bovesia se si giunge dalla SS106, in direzione Reggio Calabria, e la chiude nella direzione opposta, risalendo verso Crotone.

Ecco il borgo di Brancaleone antico (RC) Foto © Carmine Verduci

                         Ecco il borgo di
                     Brancaleone antico (RC)
                    Foto © Carmine Verduci

Brancaleone è spesso associato al ricordo di episodi di cronaca nera, che, purtroppo, ha dato a questi luoghi in particolare, una brutta connotazione finendo per far cadere nell’oblio la storia e le tradizioni di una terra straordinaria.  Qualcuno potrebbe pensare all’armata Brancaleone del film di Vittorio Gasman. Nulla di tutto ciò ha a che fare con il borgo tra più suggestivi della Calabria ionica annoverato tra i luoghi del cuore.

Brancaleone Antico

                          Brancaleone Antico
                      Foto © Daniela Strippoli

Dimenticato da tutti, ignorato da qualsiasi consueto itinerario, rimane li, nel silenzio della sua roccia a circa 310 metri s.l.m, a dominare da millenni il bellissimo panorama che da Capo Spartivento si estende fino alle pendici dell’Etna dall’altra parte del mare.

Capo Spartivento o Capo Bruzzano sullo sfondo dell'Enta

                Capo Spartivento o Capo Bruzzano
                           sullo sfondo dell’Enta

Il borgo antico di Brancaleone, per distinguerlo da quello sulla costa, di più recente fondazione, è uno dei tanti borghi oggi abbandonati.
Giace arrampicato su un suggestivo promontorio di arenaria dove sono chiaramente visibili le stratificazioni delle varie epoche, calde e fredde, che si sono susseguite nei vari millenni.
Facile riconoscere nella roccia rari e vari esemplari fossili di cui tutta l’Area Grecanica, della quale Brancaleone fa parte, è straordinariamente ricca.

Ecco la stratificazione delle roccia del Borgo

                  Ecco la stratificazione
                 delle roccia del Borgo
               Foto © Daniela Strippoli

Il suo nome deriva da Sperlinga o Sperlonga, dal latino spelunca e dal greco spèlugx, alludendo a caverna o spelonche.
La nostra passeggiata comincia dalla moderna chiesa dell’Annunziata. Costruita nel 1939 sui resti del convento di S. Agostino, restano le tracce di una più antica chiesa con un prezioso altare in marmo finemente lavorato.

Da qui, un sentiero, ci conduce nel cuore del borgo e l’incredibile panorama sul mare ci accompagna alla nostra destra.
Come tutti i borghi calabresi, denota la sua origine medievale per la sua strategica posizione di difesa su un punto ottimale per il controllo della vallata sottostante attraversata dalla fiumara Bruzzano.

I silos per il grano

I silos per il grano
Foto © Daniela Strippoli

Per visitarlo bisogna amare il silenzio della storia e, da questo, trarne ogni elemento che rievochi il tempo trascorso e le usanze di popoli lontani dei quali ci rimangono come tracce indelebili. Si pensa che il Borgo antico di Brancaleone si sia formato da un primitivo insediamento di monaci greci, che qui si stanziarono scavando nella roccia le grotte rupestri delle quali rimangono chiare testimonianze intorno al borgo.

La grotta chiesa di Brancaleone antico Foto © Carmine Verduci

                       La grotta chiesa
                   di Brancaleone antico
                  Foto © Carmine Verduci

Secondo quanto informa l’archeologo emerito Sebastiano Stranges, le grotte di Brancaleone Antico sono delle chiese-grotte. Questa notizia riveste particolare importanza perché a Brancaleone, in particolare, si è conservata una grotta definita “grotta dell’albero della vita” che tipologicamente è affine alle “Grotte-chiese” dell’Anatolia e della Cappadocia.

Si presenta ancora intatta, con un pilastro centrale sul quale si riconosce chiaramente l’allusione al tronco di un albero: “L’ albero della vita” dal quale si diramano motivi architettonici verso la volta.

Sul lato orientale della grotta, come vuole la tradizione Bizantina, rimangono ancora visibili dei graffiti: una croce ai cui piedi è chiara la figura di un pavone stilizzato in atto di reverenza verso il sacro simbolo. Un dato di fondamentale importanza perché attesta come anche gli Armeni abbiano abitato la nostra estrema regione meridionale.

Il borgo di Brancaleone al tramonto Foto © Carmine Verduci

                Il borgo di Brancaleone al tramonto
                       Foto © Carmine Verduci

I segni del loro passaggio sono evidenti in particolar modo in tutto il territorio circostante dove, molti toponimi e gli stessi cognomi degli abitanti, ricordano tale presenza e provenienza.

Passeggiare tra i ruderi del borgo ha il suo fascino perché, se pur in rovina, si riconoscono chiaramente i segni morfologici dell’ubicazione del castello che, in cima alla roccia, per quasi due secoli, tra il 1364 ed il 1515 ospitò i Conti Ruffo di Calabria, annoverati come primi feudatari del borgo. Successivamente fu la volta degli Aragonesi

Lapide sul suolo dell'antica chiesa Foto © Carmine Verduci

          Lapide sul suolo dell’antica chiesa
                Foto © Carmine Verduci

L’ultima discendente dei Ruffo di Brancaleone, Geronima, sposò Alfonso de Ayerbe, Signore di Simeri che, per ordine dell’Imperatore Carlo V nel 1519, diventò parente della famiglia d’Aragona acquisendo così il titolo di Signore di Brancaleone, questo fino al 1565. Infine, anche i Carafa diventarono feudatari di Brancaleone, con annesse le terre ed i suoi beni; questo fino al 1806, anno che segna l’abolizione dei feudi.

Dopo il pranzo, in agriturismo, sarà d’obbligo fermarsi a Brancaleone marina per fare la visita al centro recupero tartarughe marine.

Il centro recupero delle Caretta Caretta è stato aperto nel 2006, e si impegna nella cura delle 250 specie di tartarughe che vivono nel nostro mare e che spesso approdano agonizzanti sulle sabbie bianche dell’estrema costa ionica della Calabria.

Targa Centro Recupero Tartarughe Marine

Targa Centro Recupero Tartarughe Marine

Migliaia di queste tartarughe, infatti, scelgono la spiaggia bianca di Brancaleone per deporvi le loro uova.
La tartaruga Caretta Caretta è la tartaruga marina più comune del nostro mare; la sua specie è fortemente minacciata in tutto il Mediterraneo. E’ al limite dell’estinzione nelle acque territoriali italiane, e proprio per questo a Brancaleone è stato allestito il centro recupero per la salvaguardia e la cura della specie.

La tartaruga: caretta Caretta

               La tartaruga: caretta Caretta

Al termine ci sposteremo in direzione Staiti (RC) per raggiungere la chiesa Santa Maria dei Tridetti.

Percorrendo la strada comunale da Brancaleone si incontra un cartello turistico indica la direzione per Tridetti presso il borgo di Staiti.

Bivio per Staiti

                        Bivio per Staiti
                   Foto © Daniela Strippoli

In una verde vallata di campagna detta badia, tra pioppi, ulivi, bergamotti e alberi di loto, si intravedono da lontano le graziose absidi: l’abbazia di Santa Maria scoperta da uno dei più grandi archeologi di tutti i tempi, Paolo Orsi nel 1912, che ne attestò la sua fondazione all’ XI secolo d.C. su un preesistente tempio dedicato al dio Nettuno.

Frutto di un restauro non molto felice si conserva allo stato di rudere che lascia chiaramente intravedere una serie di elementi quali: nicchie, archi, archetti a coda di rondine, colonnine d’angolo che evidenziano influenze islamiche nella sua struttura.

Facciata della chiesa Santa Maria dei Tridetti a Staiti (RC) Foto © Carmine Verduci

                Facciata della chiesa Santa
             Maria dei Tridetti a Staiti (RC)
                  Foto © Carmine Verduci

La chiesa, priva di copertura, è di modeste dimensioni e si presenta a pianta rettangolare a tre navate, con l’abside ad est. Sulla facciata si apre un ampio portale lievemente archiacuto, i cui stipiti sono formati da mezze colonne in mattoni e sormontate da capitelli di origine greca. La struttura conserva ancora intatte le sue absidi, avvolti da motivi decorativi che si ripetono fino alla cupola in corrispondenza dell’abside centrale.

La muratura della chiesa alterna blocchi di calcare e laterizio connotando alla struttura quel bicromismo che è tipico delle architetture bizantine.

Le absidi della chiesa Santa Maria dei Tridetti

                 Le absidi della chiesa
                 Santa Maria dei Tridetti

Legata alle costruzioni monastiche del periodo, di cui qui non ne rimane alcuna traccia, anche Santa Maria dei Tridetti è faro testimone delle più importanti espressioni dell’architettura bizantino-normanna della Calabria, gemella per: storia, cronologia e tipologia, alle chiese di SanGiovanni Teristi di Bivongi (RC) e al al Patirion di Rossano (CS).

 

 

 

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